Intelligenza artificiale nella scuola primaria: regole, privacy e cosa possono fare i docenti nel 2026
Indice
- Cosa può fare tranquillamente un docente con l’IA?
- IA e correzione dei compiti: fino a dove possiamo arrivare?
- Può essere l’intelligenza artificiale a decidere il voto?
- IA e riconoscimento delle emozioni a scuola
- IA per controllare se un bambino copia
- Foto degli alunni e intelligenza artificiale
- E la voce degli alunni?
- PEI, PDP, BES e intelligenza artificiale
- DPIA: cos’è, spiegato senza burocratese
- I bambini possono utilizzare direttamente un chatbot?
- Un docente può creare autonomamente 25 account per la propria classe?
- Utilizzare l’IA per email, circolari e comunicazioni alle famiglie
- Intelligenza artificiale, inclusione e personalizzazione
- L’intelligenza artificiale può sostituire l’insegnante o il docente di sostegno?
- Bias e stereotipi: l’IA non è necessariamente neutrale
- Deepfake a scuola: cosa possiamo fare?
- Deepfake di alunni e insegnanti: situazione completamente diversa
- Riconoscimento facciale per fare l’appello?
- Diritto d’autore e intelligenza artificiale
- Posso caricare un intero libro scolastico in un chatbot?
- Devo scrivere “creato con IA” su ogni scheda?
- AI literacy: formare i docenti non è più soltanto una buona idea
- Le Linee guida MIM sull’intelligenza artificiale nelle scuole
- E le Linee guida AgID?
- Il semaforo dell’IA per i docenti
- Il test dei 30 secondi: cinque domande prima di utilizzare un’IA a scuola
- In conclusione: usare l’IA sui contenuti, non sui bambini
Guida pratica al quadro normativo italiano ed europeo, aggiornata al 7 settembre 2026.
Insegno spesso intelligenza artificiale nelle scuole e, quando lavoro con docenti e dirigenti, una delle domande che ritorna più frequentemente è molto concreta:
“Ma alla fine, a scuola, cosa possiamo realmente fare con l’intelligenza artificiale e cosa invece dobbiamo evitare?”
È una domanda più che legittima.
L’intelligenza artificiale può essere uno strumento straordinario per preparare lezioni, differenziare attività, creare esercizi, semplificare testi, costruire materiali inclusivi e risparmiare tempo.
Ma quando entra nella scuola — e soprattutto nella scuola primaria — entrano inevitabilmente in gioco anche altre questioni: minori, privacy, dati personali, responsabilità educativa, valutazione, diritto d’autore, trasparenza, bias e sicurezza.
La regola generale da cui partire è semplice:
L’IA a scuola non è vietata. Può essere utilizzata, anche nella primaria, ma non deve sostituire il docente, non deve mettere a rischio i dati dei bambini e alcuni utilizzi sono espressamente vietati.
Il quadro normativo di riferimento comprende oggi principalmente:
AI Act europeo – Regolamento UE 2024/1689;
GDPR e Codice Privacy italiano;
Legge italiana 23 settembre 2025, n. 132, in materia di intelligenza artificiale;
DM MIM 166/2025 e relative Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche;
normativa sul diritto d’autore;
indicazioni e provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali.
IA nella scuola primaria: la regola dei minori di 14 anni
Uno dei primi equivoci da eliminare è questo:
“Sotto i 14 anni è vietato utilizzare l’intelligenza artificiale.”
Non è così.
La normativa italiana prevede che, per i minori di 14 anni, l’accesso alle tecnologie di IA e il conseguente trattamento dei dati personali richiedano il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Tra i 14 e i 17 anni il minore può invece esprimere autonomamente il proprio consenso, purché le informazioni ricevute siano formulate in modo comprensibile.
Questo, però, non significa che il consenso del genitore risolva automaticamente ogni problema.
Un esempio molto semplice
Immaginiamo una classe quarta.
La docente dice:
“Aprite questo chatbot, create un account personale e chiedetegli di inventare una storia.”
Non è un’attività che può essere improvvisata.
Prima occorre verificare almeno:
l’età minima prevista dal servizio;
le condizioni contrattuali;
il trattamento dei dati;
il consenso eventualmente necessario;
le decisioni assunte dall’istituto scolastico in merito allo strumento.
Situazione completamente diversa:
La docente utilizza personalmente un sistema di IA sulla LIM e gli chiede di inventare tre possibili finali di una fiaba, senza inserire dati degli alunni.
Questo è un utilizzo molto più semplice e normalmente compatibile con una didattica responsabile.
INFO BOX — Il consenso non autorizza tutto
Anche quando un genitore ha prestato il proprio consenso, la scuola non può per questo ignorare il GDPR, caricare liberamente diagnosi e documentazione sanitaria, utilizzare sistemi vietati o affidare all’IA decisioni che spettano agli insegnanti.
Privacy e IA: la regola più importante per un docente
Se dovessi scegliere una sola regola pratica da lasciare a un gruppo di insegnanti, sarebbe questa:
Non inserire nei chatbot generici informazioni personali degli alunni quando non è strettamente necessario.
Facciamo un esempio.
❌ Da evitare
“Mario Rossi, classe 4B, ha una diagnosi di ADHD e dislessia. Questo è il suo PEI. Suggeriscimi come valutarlo.”
Qui stiamo fornendo a un servizio esterno:
nome e cognome;
classe;
informazioni scolastiche;
informazioni sulla salute;
eventuale documentazione relativa alla disabilità.
Sono dati estremamente delicati.
✅ Molto meglio
“Immagina un alunno di 9 anni che incontra difficoltà nel mantenere l’attenzione durante testi lunghi. Suggeriscimi cinque strategie per rendere questa attività più accessibile.”
L’obiettivo didattico è praticamente lo stesso.
La differenza è enorme: l’IA non ha bisogno di conoscere l’identità del bambino.
Il MIM e il Garante Privacy insistono infatti su alcuni principi fondamentali:
minimizzazione dei dati;
utilizzo dei dati personali solo quando realmente necessario;
preferenza, quando possibile, per dati sintetici;
attenzione alla conservazione dei prompt;
limitazione della profilazione;
limitazione del tracciamento degli studenti;
sicurezza e trasparenza.
Quali dati degli alunni non dovremmo mettere in un chatbot generico?
Quando si parla di dati personali, non bisogna pensare soltanto al nome e al cognome.
Anche altre informazioni possono consentire di identificare direttamente o indirettamente un bambino.
| Dato | Esempio | Regola pratica |
|---|---|---|
| Nome e cognome | “Luca Bianchi” | ❌ Non inserirlo |
| Foto | fotografia della classe | ❌ Non caricarla senza specifica valutazione |
| Voce | registrazione di un bambino | ❌ Non caricarla in servizi generici |
| Voti | “Giulia ha preso insufficiente” | ❌ Evitare |
| Comportamento | “Marco è aggressivo” | ❌ Evitare |
| Situazione familiare | separazioni, affidamenti, difficoltà familiari | ❌ Evitare |
| PEI/PDP | documento originale | ❌ Non inserirlo in chatbot generici |
| Diagnosi | ADHD, autismo, DSA, disabilità ecc. | ❌ Dato particolarmente delicato |
| Elaborato firmato | tema con nome o riferimenti personali | ⚠️ Anonimizzare realmente |
| Caso inventato | “un alunno immaginario di 9 anni” | ✅ Preferibile |
Togliere il nome non significa necessariamente anonimizzare
Questo è un altro errore molto comune.
Scrivere:
“L’unico bambino della 5A che vive nella comunità X e presenta questa rara patologia…”
può permettere comunque di capire di chi si sta parlando.
Allo stesso modo:
“Alunno A della 3C ha dislessia”
non è necessariamente anonimo.
Se il docente possiede la chiave che permette di ricondurre “Alunno A” a una persona reale, siamo più vicini alla pseudonimizzazione che all’anonimizzazione.
La formulazione migliore è spesso semplicemente:
“Immagina un alunno della scuola primaria che incontra difficoltà nella decodifica di testi complessi. Suggerisci alcune strategie didattiche.”
Cosa può fare tranquillamente un docente con l’IA?
Qui arriviamo alla parte più importante: l’intelligenza artificiale può essere realmente utile nella pratica quotidiana.
Preparare una lezione
✅ Sì.
Per esempio:
“Creami 10 problemi sulle moltiplicazioni per una classe terza.”
“Trasforma questa spiegazione del ciclo dell’acqua in un testo comprensibile a bambini di otto anni.”
“Proponimi cinque attività laboratoriali sugli Egizi.”
“Inventami un quiz sui verbi.”
“Genera una rubrica di valutazione per una presentazione orale.”
In tutti questi casi l’IA viene utilizzata come assistente del docente.
Ed è esattamente qui che può esprimere molto del proprio valore.
La condizione fondamentale, però, rimane una:
Il docente deve controllare ciò che produce l’IA.
Se il chatbot scrive:
“Cristoforo Colombo scoprì l’America nel 1592.”
non possiamo accettare la risposta soltanto perché è stata generata da una tecnologia sofisticata.
La responsabilità del materiale utilizzato in classe rimane dell’insegnante.
Creare esercizi, verifiche e schede
✅ Sì.
È probabilmente uno degli utilizzi più semplici e a basso rischio, soprattutto quando non vengono forniti dati personali.
Esempi:
“Crea una verifica sui numeri decimali per una classe quinta.”
“Scrivi cinque problemi utilizzando euro e centesimi.”
“Adatta questa spiegazione per una classe seconda.”
“Genera tre attività sullo stesso argomento con livelli di difficoltà differenti.”
L’IA può quindi aiutare moltissimo nella progettazione dei materiali didattici.
Quello che non deve venire meno è il controllo professionale:
l’esercizio è corretto?
è adeguato all’età?
corrisponde agli obiettivi didattici?
contiene errori?
presenta stereotipi?
è coerente con ciò che è stato realmente insegnato?
IA e correzione dei compiti: fino a dove possiamo arrivare?
Qui occorre fare una distinzione molto importante.
✅ Uso ragionevole
Un docente potrebbe fornire all’IA un elaborato realmente anonimizzato e chiedere:
“Indicami i possibili errori grammaticali e suggeriscimi alcune domande che potrei fare all’alunno.”
L’IA offre un supporto.
Il docente:
legge il compito;
controlla i suggerimenti;
interpreta la prestazione;
decide personalmente la valutazione.
Questo mantiene l’IA nella sua funzione corretta: supportare il professionista.
⚠️ Uso problematico
Molto diverso sarebbe:
“Ecco i 25 compiti della classe. Correggili, assegna un voto a ogni bambino e prepara una graduatoria.”
La valutazione degli apprendimenti rientra proprio tra gli ambiti educativi considerati particolarmente delicati dall’AI Act.
I sistemi che incidono significativamente:
sulla valutazione;
sull’accesso all’istruzione;
sul livello educativo;
sull’orientamento;
sul monitoraggio degli studenti durante le prove
possono ricadere nella categoria dei sistemi di IA ad alto rischio.
Regola pratica: l’IA può suggerire. Il docente deve valutare.
Può essere l’intelligenza artificiale a decidere il voto?
❌ No: il giudizio finale non dovrebbe essere delegato alla macchina
Per una scuola pubblica esiste anche un principio generale molto importante: l’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione deve rimanere strumentale e di supporto, mentre la persona conserva autonomia, potere decisionale e responsabilità.
La differenza è semplice.
✅ Corretto
“L’IA mi segnala che in questo elaborato potrebbero esserci otto errori. Li controllo personalmente.”
❌ Scorretto
“Il programma gli ha dato 7. Quindi registro 7.”
Lo stesso principio riguarda tutte le decisioni educative significative:
valutazioni;
ammissioni;
sanzioni;
percorsi didattici;
classificazioni;
decisioni che incidono significativamente sul bambino.
IA e riconoscimento delle emozioni a scuola
Su questo punto la normativa è particolarmente chiara.
❌ Il riconoscimento delle emozioni negli istituti scolastici è vietato
L’AI Act vieta, salvo limitate eccezioni per ragioni mediche o di sicurezza, l’utilizzo di sistemi destinati a riconoscere le emozioni delle persone negli istituti scolastici.
Immaginiamo una telecamera che osserva la classe e segnala:
“Anna è annoiata.”
“Luca è distratto.”
“Marco sembra ansioso.”
Questo tipo di sistema non può essere utilizzato come normale strumento educativo.
Lo stesso principio riguarda software che tentano automaticamente di dedurre da volto, voce o comportamento:
ansia;
interesse;
rabbia;
felicità;
noia;
attenzione.
INFO BOX — Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è pedagogicamente o legalmente utilizzabile.
IA per controllare se un bambino copia
Altro scenario delicato:
una webcam controlla gli occhi del bambino, i movimenti del mouse, la tastiera e il comportamento durante una prova, producendo un “punteggio di sospetto copiatura”.
Non è uno strumento da introdurre con leggerezza nella normale attività scolastica.
I sistemi di monitoraggio automatizzato durante esami e prove sono oggetto di particolare attenzione sia nell’AI Act sia nella disciplina della protezione dei dati.
Anche qui la domanda dovrebbe essere:
“È davvero necessario utilizzare un sistema così invasivo per raggiungere questo obiettivo?”
Foto degli alunni e intelligenza artificiale
Le immagini dei bambini meritano particolare cautela.
❌ Un esempio da evitare
“Carico la foto della classe e chiedo all’IA chi sembra più intelligente, chi sembra timido e chi sembra avere difficoltà.”
Da evitare.
⚠️ Un caso apparentemente innocuo
“Carico la fotografia di Martina e chiedo a un generatore di trasformarla in una principessa.”
Può sembrare soltanto un gioco.
Ma quella fotografia viene comunque trasferita a un servizio esterno.
Prima bisognerebbe sapere:
chi tratta l’immagine;
per quale finalità;
per quanto tempo;
dove viene conservata;
se viene utilizzata per migliorare o addestrare modelli;
quali condizioni privacy e contrattuali applica il fornitore.
✅ Alternativa molto più semplice
“Genera l’immagine di una bambina immaginaria vestita da astronauta.”
Per raggiungere l’obiettivo didattico non serve la fotografia di un bambino reale.
E la voce degli alunni?
Vale lo stesso principio.
“Registro tutti i bambini mentre leggono e carico i file su un sito di IA per valutare automaticamente pronuncia e fluidità.”
⚠️ Non è una normale attività da improvvisare individualmente.
La voce identificabile costituisce un dato personale.
Questo non significa che non possano esistere progetti istituzionali che utilizzano tecnologie di questo tipo, ma significa che devono essere scelti e configurati con le necessarie garanzie.
PEI, PDP, BES e intelligenza artificiale
Questo è uno dei campi in cui l’IA può essere contemporaneamente molto utile e molto delicata.
✅ Un ottimo utilizzo
“Semplifica questo testo di scienze utilizzando frasi più brevi e parole concrete.”
Oppure:
“Genera tre versioni dello stesso problema con difficoltà crescente.”
Oppure:
“Trasforma questa spiegazione in una sequenza di passaggi molto chiari.”
In questo modo utilizziamo l’IA per migliorare accessibilità e inclusione.
❌ Un cattivo utilizzo
“Ecco il PEI completo di Andrea e la relazione della neuropsichiatra. Adatta le attività.”
Non è necessario consegnare a un chatbot generico tutta la documentazione personale del bambino per ottenere suggerimenti didattici.
La soluzione migliore è normalmente estrarre il bisogno educativo, non l’identità né la documentazione clinica.
Principio pratico: descrivi il bisogno, non il bambino.
DPIA: cos’è, spiegato senza burocratese
La sigla DPIA significa Data Protection Impact Assessment, cioè Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati.
In termini semplici:
Prima di utilizzare un sistema che tratta dati degli studenti in modo particolarmente delicato, la scuola deve valutare quali rischi crea e come ridurli.
Questo non significa che ogni volta che un insegnante chiede all’IA:
“Generami dieci problemi di matematica”
debba compilare una DPIA.
Significa invece che, se una scuola intende introdurre una piattaforma che:
raccoglie sistematicamente i dati degli studenti;
monitora i risultati;
costruisce profili;
suggerisce percorsi individualizzati;
conserva grandi quantità di informazioni,
la questione non dovrebbe essere gestita dal singolo insegnante aprendo un account online.
Diventa una decisione che coinvolge:
istituto;
dirigente;
RPD/DPO;
fornitore;
valutazione del trattamento;
configurazione tecnica;
responsabilità;
documentazione.
I bambini possono utilizzare direttamente un chatbot?
La risposta corretta non è semplicemente sì o no.
La frase:
“Sotto i 14 anni l’IA è vietata”
è sbagliata.
Per i minori di 14 anni entrano però in gioco consenso, trattamento dei dati, condizioni d’uso del servizio e governance scolastica.
Inoltre, ogni piattaforma può avere proprie condizioni di età.
Se un servizio stabilisce, per esempio:
“Età minima: 13 anni”
il consenso del genitore non rende automaticamente quel servizio utilizzabile da un bambino di nove anni.
Per questo, nella scuola primaria, una delle modalità più semplici e prudenti è spesso:
IA utilizzata e mediata dall’insegnante, anziché account individuali assegnati direttamente ai bambini.
Un docente può creare autonomamente 25 account per la propria classe?
⚠️ È una pratica da evitare
La situazione:
“Ho trovato ieri sera una piattaforma fantastica. Domani faccio iscrivere tutta la 3B.”
è esattamente quella da scoraggiare.
Quando vengono creati account per gli alunni e vengono trattati sistematicamente dati personali, lo strumento dovrebbe essere valutato a livello di istituto.
Bisogna comprendere almeno:
quali dati raccoglie;
dove vengono conservati;
chi ne è responsabile;
se esiste profilazione;
se conserva i prompt;
se effettua tracciamento;
quali condizioni applica ai minori.
Utilizzare l’IA per email, circolari e comunicazioni alle famiglie
✅ Sì, per contenuti generici
Per esempio:
“Scrivi una comunicazione alle famiglie per ricordare la gita di venerdì.”
Nessun problema particolare se non vengono inseriti dati personali non necessari.
❌ Attenzione quando entrano i dati degli alunni
Molto diverso sarebbe:
“Scrivi una lettera alla famiglia di Mario Rossi. Ti copio qui tutta la sua situazione disciplinare, sanitaria e familiare.”
Nel primo caso l’IA sta semplicemente aiutando a scrivere.
Nel secondo le stiamo trasferendo informazioni personali e potenzialmente molto delicate.
Intelligenza artificiale, inclusione e personalizzazione
L’IA può essere particolarmente interessante per creare materiali differenziati.
Per esempio:
“Genera tre versioni di questo esercizio: base, intermedia e avanzata.”
✅ Ottimo utilizzo.
Più problematico sarebbe:
“Raccogli per tutto l’anno tutto quello che fa ogni bambino, costruisci un profilo psicologico e decidi autonomamente quali attività deve svolgere.”
Qui entrano in gioco:
profilazione;
dati personali;
possibili discriminazioni;
decisioni educative significative.
La regola da ricordare è:
Personalizzare l’attività, non etichettare il bambino.
L’intelligenza artificiale può sostituire l’insegnante o il docente di sostegno?
❌ No
L’IA può:
preparare materiali;
semplificare testi;
suggerire esercizi;
produrre esempi;
generare immagini;
offrire spiegazioni alternative;
adattare la complessità linguistica;
aiutare nella progettazione.
Non dovrebbe invece trasformarsi in:
“Il bambino con difficoltà lavora con il chatbot mentre io mi occupo degli altri.”
L’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento al servizio della relazione educativa, non sostituirla.
Questo principio è particolarmente importante nella scuola primaria, dove la relazione con l’adulto costituisce parte integrante del processo educativo.
Bias e stereotipi: l’IA non è necessariamente neutrale
Uno dei concetti fondamentali da insegnare anche ai docenti è quello di bias.
Un sistema di IA può generare contenuti apparentemente neutrali che in realtà riproducono stereotipi presenti nei dati o nei modelli culturali da cui ha appreso.
Un esperimento molto semplice:
“Disegna un direttore di banca.”
e poi:
“Disegna una maestra d’asilo.”
Se il sistema associa sistematicamente il primo ruolo agli uomini e il secondo alle donne, abbiamo un ottimo punto di partenza per discutere di:
stereotipi;
rappresentazione;
discriminazione;
funzionamento dei modelli generativi;
necessità del controllo umano.
L’AI Act pone grande attenzione proprio a diritti fondamentali, non discriminazione, trasparenza e controllo umano.
Deepfake a scuola: cosa possiamo fare?
✅ Far “parlare” un personaggio storico può avere senso
Immaginiamo un video didattico in cui compare un Dante generato artificialmente che racconta alcuni episodi della propria vita.
Può essere utilizzato, ma è importante chiarire che si tratta di una ricostruzione.
Per esempio:
“Questa è una ricostruzione realizzata con intelligenza artificiale. Non è un filmato autentico.”
Anzi, può diventare un’eccellente occasione educativa.
I bambini devono imparare molto presto un concetto che diventerà sempre più importante:
Vedere un’immagine o ascoltare una voce non significa necessariamente che ciò che stiamo vedendo o ascoltando sia autentico.
Le regole di trasparenza previste dall’AI Act per determinati contenuti sintetici e deepfake sono operative dal 2 agosto 2026.
Deepfake di alunni e insegnanti: situazione completamente diversa
Immaginiamo invece di prendere la fotografia di un insegnante e creare un filmato realistico nel quale sembra pronunciare frasi che non ha mai detto.
❌ Da non fare.
La Legge italiana 132/2025 ha introdotto anche specifici profili penali relativi alla diffusione senza consenso di immagini, video o voci artificialmente falsificati quando risultino idonei a ingannare sulla loro autenticità e provochino un danno ingiusto.
Quando sono coinvolti minori, la cautela deve essere ovviamente ancora maggiore.
Riconoscimento facciale per fare l’appello?
È importante distinguere:
riconoscere l’identità di una persona;
dedurne automaticamente le emozioni.
Sono trattamenti differenti.
Ma entrambi possono coinvolgere tecnologie biometriche particolarmente invasive.
Per una normale classe primaria, prima ancora di chiedersi:
“Possiamo tecnicamente farlo?”
sarebbe meglio chiedersi:
“Abbiamo davvero bisogno di utilizzare dati biometrici per sapere chi è presente?”
Quasi sempre esiste una soluzione molto meno invasiva.
Diritto d’autore e intelligenza artificiale
Anche il copyright entra inevitabilmente nella discussione.
La normativa italiana sul diritto d’autore è stata modificata nel 2025 e riconosce la protezione delle opere dell’ingegno umano, comprese quelle realizzate con l’ausilio dell’IA quando costituiscano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore.
Un esempio
Il docente:
chiede all’IA una bozza;
seleziona alcune parti;
le riscrive;
riorganizza il materiale;
aggiunge attività;
costruisce personalmente l’unità didattica.
✅ L’IA è qui uno strumento di ausilio.
Molto diverso è il meccanismo:
“Genera qualcosa → copia → incolla → firma.”
Non bisogna presumere automaticamente di avere diritti esclusivi su qualsiasi contenuto prodotto integralmente dalla macchina.
Posso caricare un intero libro scolastico in un chatbot?
⚠️ Non diamolo per scontato
Aver acquistato un libro non significa automaticamente poter:
scannerizzare 150 pagine e caricarle integralmente in una piattaforma esterna di IA.
Il diritto d’autore continua a esistere anche nell’era dei chatbot.
La regola pratica che suggerisco ai docenti è:
Utilizzate preferibilmente materiali vostri, open, con licenze adeguate o contenuti che possiate legittimamente trattare. Non caricate indiscriminatamente interi manuali o materiali editoriali protetti.
Devo scrivere “creato con IA” su ogni scheda?
No, non esiste un obbligo generale di questo tipo
Dal 2 agosto 2026 sono operative specifiche norme di trasparenza dell’AI Act.
Esistono, per esempio:
obblighi per determinate interazioni con sistemi di IA;
regole specifiche per alcuni contenuti generati artificialmente;
obblighi relativi ai deepfake.
Ma non esiste una regola generale secondo cui qualsiasi materiale didattico realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale debba riportare automaticamente la dicitura:
“Creato con IA”.
Se un insegnante chiede all’IA di generare:
dodici moltiplicazioni,
le controlla e poi le inserisce nella propria scheda, non esiste per questo solo motivo un generale “bollino IA” da aggiungere.
Dal punto di vista didattico, però, dichiararlo può talvolta essere molto interessante.
Per esempio:
“Questi tre indovinelli sono stati prodotti con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Vediamo se l’IA ha commesso qualche errore.”
Questa è già una piccola attività di AI literacy.
AI literacy: formare i docenti non è più soltanto una buona idea
L’AI Act introduce espressamente il tema dell’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.
Dal febbraio 2025 i soggetti che utilizzano professionalmente sistemi di IA devono adottare misure adeguate affinché il personale che li utilizza disponga di un livello sufficiente di conoscenze e competenze.
Non significa necessariamente:
“tutti devono conseguire la stessa certificazione”.
Significa piuttosto che la formazione deve essere adeguata al contesto, agli strumenti utilizzati e alle persone coinvolte.
Per una scuola significa lavorare almeno su:
privacy;
minori;
dati personali;
funzionamento dei modelli;
errori e cosiddette allucinazioni;
verifica delle fonti;
bias e stereotipi;
prompt;
copyright;
strumenti ammessi;
responsabilità umana.
In altre parole, non basta mettere un chatbot a disposizione dei docenti: bisogna anche insegnare a utilizzarlo correttamente.
Le Linee guida MIM sull’intelligenza artificiale nelle scuole
Il DM MIM 166/2025, adottato il 9 agosto 2025, contiene le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche.
È un documento particolarmente importante perché porta i principi generali dell’IA direttamente dentro il contesto scolastico.
La logica può essere sintetizzata così:
persona → sicurezza → privacy → controllo → formazione → governance
Tra gli aspetti evidenziati anche dal Garante Privacy troviamo:
divieto del riconoscimento delle emozioni nei casi previsti dall’AI Act;
utilizzo dei dati personali solo quando indispensabile;
preferenza per dati sintetici ove possibile;
limitazione della conservazione dei prompt;
attenzione alla profilazione;
attenzione al tracciamento degli studenti;
trasparenza;
formazione;
verifiche periodiche;
responsabilità chiaramente definite.
E le Linee guida AgID?
Al 7 settembre 2026, il quadro relativo alle Linee guida AgID sull’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione è ancora in evoluzione.
AgID sta lavorando in particolare su:
adozione dell’IA;
sviluppo;
procurement.
Per questo è importante evitare di presentare eventuali bozze o documenti ancora in iter come se fossero già regole definitive.
Il semaforo dell’IA per i docenti
Una sintesi pratica può essere molto più efficace di molte pagine di normativa.
🟢 SI PUÒ
| Attività | Perché |
|---|---|
| Creare esercizi di matematica | Nessun dato personale necessario |
| Generare una fiaba | Normale uso didattico |
| Semplificare un testo | Ottimo uso inclusivo |
| Preparare una verifica | Il docente mantiene il controllo |
| Preparare una rubrica valutativa | È uno strumento, non una decisione |
| Cercare idee per una lezione | Utilizzo a basso rischio |
| Generare esempi e spiegazioni | Supporto alla progettazione |
| Differenziare gli esercizi | Personalizzazione del materiale |
| Utilizzare l’IA sulla LIM sotto la guida del docente | Evita account individuali dei bambini |
🟠 SI PUÒ, MA SERVONO CAUTELE
| Attività | Attenzione a… |
|---|---|
| Utilizzo diretto di chatbot da parte di minori di 14 anni | Consenso, privacy, età minima e regole della scuola |
| Analizzare un compito | Deve essere realmente anonimizzato |
| Usare l’IA per suggerire correzioni | Il docente deve verificarle |
| Personalizzare sulla base di dati reali | Privacy, profilazione, governance |
| Utilizzare foto o voce | Dati personali e condizioni del servizio |
| Creare account agli studenti | Valutazione istituzionale |
| Utilizzare piattaforme che raccolgono dati | DPIA, DPO/RPD, sicurezza |
🔴 NON SI PUÒ O È DA EVITARE
| Attività | Problema |
|---|---|
| Delegare all’IA la decisione finale sul voto | Deve rimanere una decisione umana |
| Inserire PEI/PDP in chatbot generici | Dati altamente delicati |
| Inserire diagnosi e dati sanitari | Categorie particolari di dati |
| Analizzare automaticamente le emozioni a scuola | Vietato dall’AI Act, salvo limitate eccezioni |
| Profilare bambini come “bravi”, “problematici” o “a rischio” | Discriminazione e profilazione |
| Sorvegliare invasivamente gli alunni durante le prove | Trattamento particolarmente delicato |
| Creare deepfake ingannevoli di docenti o alunni | Privacy, trasparenza e possibili conseguenze penali |
| Caricare indiscriminatamente materiale editoriale protetto | Diritto d’autore |
Il test dei 30 secondi: cinque domande prima di utilizzare un’IA a scuola
Prima di aprire un chatbot durante un’attività scolastica, consiglio a ogni docente di farsi queste cinque domande.
1. Sto inserendo qualcosa che permette di identificare un bambino?
Nome, fotografia, voce, elaborato, voto, informazioni sulla famiglia?
Se sì: fermati e valuta se è realmente necessario.
2. Sto inserendo dati particolarmente delicati?
Salute, diagnosi, PEI, PDP, disabilità?
Se sì: non utilizzare un chatbot generico.
3. Il bambino utilizzerà direttamente il servizio?
Se ha meno di 14 anni devono essere considerate le regole relative al consenso, insieme a privacy, condizioni di utilizzo e decisioni dell’istituto.
4. L’intelligenza artificiale mi sta aiutando oppure sta decidendo al posto mio?
Deve aiutare. La responsabilità educativa deve rimanere umana.
5. Ho controllato l’output?
È:
corretto?
adatto all’età?
pertinente?
privo di stereotipi?
non discriminatorio?
Se non lo sappiamo, non dovrebbe ancora arrivare agli alunni.
In conclusione: usare l’IA sui contenuti, non sui bambini
Se dovessi sintetizzare tutto questo quadro normativo e pedagogico in tre righe da lasciare a un docente alla fine di una formazione, utilizzerei queste:
Usate l’IA sui contenuti, non sui bambini.
Fatevi aiutare a creare, spiegare, adattare, differenziare e progettare.
Non consegnatele indiscriminatamente dati personali, diagnosi, valutazioni o decisioni educative.
L’intelligenza artificiale può diventare un ottimo strumento per la scuola primaria.
Ma il suo valore aumenta quando viene utilizzata con competenza, non quando viene utilizzata ovunque.
Il punto non è sostituire il lavoro dell’insegnante.
È utilizzare una nuova tecnologia per rendere quel lavoro più efficace, più inclusivo e più consapevole, mantenendo sempre al centro ciò che nessun algoritmo può sostituire: la responsabilità professionale e la relazione educativa.
Fonti normative e istituzionali principali
Regolamento (UE) 2024/1689 – AI Act
Regolamento (UE) 2016/679 – GDPR
Codice in materia di protezione dei dati personali
Legge 23 settembre 2025, n. 132
DM MIM 166/2025 – Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche
Garante per la protezione dei dati personali
Normativa italiana sul diritto d’autore
Documentazione della Commissione europea sull’applicazione dell’AI Act
AgID – documentazione sull’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione
Aggiornamento del quadro normativo riportato nell’articolo: 7 settembre 2026.

Emanuele BDC 